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Cervello

Proteina nel liquido cerebrospinale predice la progressione dell'Alzheimer con 3 anni di anticipo

Un nuovo studio su Nature Communications rivela due proteine nel liquido cerebrospinale che predicono chi si deteriorerà in demenza entro circa due o tre anni. Un promettente marker di ricerca, non ancora disponibile per uso clinico.

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Uno dei grandi problemi dell'Alzheimer è la diagnosi tardiva. Quando un paziente viene diagnosticato, il danno è già avanzato. Un nuovo studio su Nature Communications presenta una novità: due proteine nel liquido cerebrospinale che possono predire chi passerà da MCI a demenza.

Le proteine: NPTX1 e NPTXR

NPTX1 e NPTXR (Neuronal Pentraxin) sono proteine il cui compito è mantenere le sinapsi. Quando i loro livelli diminuiscono nel liquido cerebrospinale (CSF), è un segno che le sinapsi si stanno deteriorando, un primo segno dell'Alzheimer.

Lo studio

Un team internazionale ha reclutato 635 partecipanti in due gruppi separati, in Cina e Norvegia, lungo tutto lo spettro della malattia. Sono stati misurati per NPTX e anche per marcatori consolidati: pTau181 e Neurofilament Light Chain (NfL).

I risultati principali

  1. Correlazione con lo stadio della malattia: i livelli di NPTX diminuiscono con la progressione dell'Alzheimer
  2. Correlazione con il danno alla risonanza magnetica: assottigliamento della corteccia cerebrale nelle aree vulnerabili all'Alzheimer
  3. Predizione della progressione: livelli bassi al basale predicono la transizione alla demenza entro circa due o tre anni
  4. Integrazione con i marcatori esistenti: NPTX ha spesso superato o integrato pTau181 e Neurofilament Light Chain (NfL)

Perché è importante?

Nuovi farmaci come lecanemab costano circa 26.500 $ all'anno (e il costo totale del trattamento, inclusi monitoraggio e imaging, è ancora più alto) e comportano effetti collaterali. Un marcatore che predice chi è probabile che si deteriori potrebbe in futuro aiutare a focalizzare il trattamento.

Cosa significa per voi?

È importante capire: NPTX è attualmente un promettente marker di ricerca, non un test clinico disponibile o validato per uso medico. Gli stessi ricercatori sottolineano che sono necessari studi più ampi prima di poterlo tradurre in clinica. Oggi, chi ha problemi di memoria o una storia familiare di Alzheimer può consultare un neurologo per i marcatori già esistenti (come pTau181 e Neurofilament).

Il punto fondamentale

Una ricerca preliminare suggerisce che un singolo test potrebbe predire il deterioramento anni prima. Se il risultato sarà confermato in ulteriori studi, potrebbe aprire una finestra per un intervento precoce, che di solito è associato a risultati migliori.

Fonti e citazioni

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