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Sistema immunitario

Un innovativo trattamento anticorpale ringiovanisce il sistema immunitario di topi anziani

Con l'età, il nostro sistema immunitario si indebolisce, rendendoci più vulnerabili alle malattie. Una nuova ricerca ha scoperto che un innovativo trattamento anticorpale potrebbe invertire la tendenza e riportare il sistema immunitario di topi anziani a uno stato più giovane. Il problema: Le cellule staminali del sangue, quelle che possono svilupparsi in qualsiasi tipo di cellula sanguigna, subiscono cambiamenti con l'età. Di conseguenza, tendono a produrre più globuli bianchi di tipo mieloide e meno globuli bianchi di tipo linfoide. Questo squilibrio compromette la capacità del sistema immunitario di combattere le infezioni e causa infiammazione cronica, che contribuisce alle malattie legate all'età.

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Con l'età, il nostro sistema immunitario si indebolisce, rendendoci più vulnerabili alle malattie. Una nuova ricerca ha scoperto che un innovativo trattamento anticorpale potrebbe invertire la tendenza e riportare il sistema immunitario di topi anziani a uno stato più giovane.

Il problema:

Le cellule staminali del sangue, quelle che possono svilupparsi in qualsiasi tipo di cellula sanguigna, subiscono cambiamenti con l'età.
Di conseguenza, tendono a produrre più globuli bianchi di tipo mieloide e meno globuli bianchi di tipo linfoide.
Questo squilibrio compromette la capacità del sistema immunitario di combattere le infezioni e causa infiammazione cronica, che contribuisce alle malattie legate all'età.

La soluzione:

Un team di ricercatori dell'Università di Stanford ha sviluppato un trattamento anticorpale volto a correggere questo squilibrio.
Il trattamento identifica e attacca queste cellule staminali "alterate", consentendo al corpo di produrre cellule immunitarie più sane.

Risultati della ricerca:

I ricercatori hanno testato il trattamento su topi adulti di 18-24 mesi, equivalenti a un'età umana di 56-70 anni.
Già entro circa una settimana dal trattamento, nei topi trattati sono stati osservati i seguenti cambiamenti:

  • Riduzione significativa del numero di cellule staminali alterate
  • Più globuli bianchi di tipo linfoide
  • Livelli di infiammazione più bassi

Per verificare l'efficacia del trattamento, i ricercatori hanno vaccinato i topi e successivamente li hanno infettati con un virus (il virus Friend, un retrovirus usato come modello di ricerca nei topi). Di conseguenza:

  • Circa il 44% (4 su 9) dei topi trattati con anticorpi è riuscito a combattere completamente l'infezione
  • Solo il 12,5% (1 su 8) dei topi non trattati è riuscito a combattere l'infezione

Implicazioni per gli esseri umani:

Questi risultati sono incoraggianti e indicano il potenziale del trattamento anticorpale per riportare il sistema immunitario degli esseri umani anziani a uno stato più giovane.
Tuttavia, è importante ricordare che si tratta di una ricerca solo su topi e sono necessari ulteriori studi per comprendere i possibili effetti collaterali del trattamento e verificarne l'efficacia negli esseri umani.

Una promettente svolta:

La ricerca attuale rappresenta una svolta significativa nella nostra comprensione del declino immunitario legato all'età e di come possa essere trattato.
Questo innovativo trattamento anticorpale potrebbe portare a nuove opzioni terapeutiche che aiuteranno le persone anziane a combattere le infezioni e migliorare la loro salute generale.

Approfondimenti:

  • Effetti aggiuntivi: È possibile che questo trattamento abbia effetti positivi anche su altri aspetti della salute e dell'invecchiamento, come la cognizione, la salute ossea e il rischio di cancro.
  • Meccanismo d'azione: La ricerca descrive il meccanismo d'azione del trattamento a livello cellulare.
  • Sfide nella traduzione per gli esseri umani: Ci sono molte sfide nel tradurre i trattamenti dai topi agli esseri umani, come efficacia, sicurezza e dosaggio.
  • Ricerca futura: I ricercatori sperano che in futuro si possa testare un approccio simile anche negli esseri umani, ma ciò richiede molti ulteriori studi prima di qualsiasi sperimentazione clinica.

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Riferimenti:
https://www.nature.com/articles/s41586-024-07238-x

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